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Bonaveri Domenico Maria

(1640 ca./ notizie al 1704)
 Fu attivo a Bologna; non è noto chi lo avviasse all'arte dell'intaglio, benché sembri in tutto accettabile la tradizione che lo fa partecipe sin dall'inizio degli insegnamenti dello zio materno, dal quale ereditò, insieme con i fratelli Carlo e Luca, un numero larghissimo di disegni e di studi. Fu probabilmente lo zio ad inculcargli quella predilezione per la più schietta tradizione bolognese del Seicento che lo spinse a trarre ripetutamente le sue incisioni dalle opere di Ludovico Carracci (Predica di s. Giovanni Battista), di Annibale Carracci (Lot e lefiglie), di Francesco Albani (Battesimo di Cristo), del Canuti stesso (Martirio di s. Cristina,Educazione della Vergine [1680]), di Lorenzo Pasinelli (Rebecca che disseta Eliezero), di Marcantonio Chiarini (Zanotti, II, p. 271).

Nel 1670 il B. pubblicò a Bologna, dedicandole al senatore F. Ghisilieri, le Notomie di Titiano (intitolate talora anche Liber anatomicus) con diciassette tavole, oltre il frontespizio, tutte siglate da lui, che a ognuna appose anche la sigla T.I.D. ("Titianus invenit et delineavit"). Quattordici delle tavole sono tratte dal De humani corporis fabrica del Vesalio (1 ed., Basilea 1543) e le altre dalle Tabulae anatomicaeVI pure del Vesalio (Venezia 1538): queste ultime però non furono in realtà disegnate da Tiziano, bensì da Jan van Calcar, mentre per il primo gruppo la paternità è dubbia e controversa (v. E. Tietze-Conrat, Neglected contemporary sources relatingto Michelangelo andTitian, in The Art Bulletin, XXV [1943], pp. 158 s.; André Vésale..., catal., Bruxelles 1957, pp. 49 s.).

Nel 1697 dedicava al marchese F. M. Monti Bendini una serie di quindici incisioni, da disegni di G. B. Vanni, degli affreschi del Correggio nella cupola del duomo di Parma pubblicati dall'editore Longhi di Bologna. L. A. David nel 1704, scrivendo al Muratori, deplorava che il B., di cui elogiava l'abilità incisoria, avesse usato le "pessime cartacce" del Vanni (Campori). A Domenico si deve inoltre l'incisione su rame di tre scene teatrali disegnate da D. Mauro.

Carlo e Luca furono, secondo la tradizione per lunghi anni a Mosca al servizio dello zar. Dal 1694 erano presso l'elettore Giovanni Guglielmo a Düsseldorf - dove Luca dipinse con A. M. Bernardi nella sacrestia della cappella di corte - e sono documentati nelle liste dei contribuenti nel 1703 e 1710. Negli anni 1699-1701 e seguenti Luca dipinse a fresco nel collegio dei gesuiti a Coblenza. Dopo la morte del principe elettore del Palatinato Giovanni Guglielmo, nella lista dei crediti appare un "Herr Stuccator Bonaveri zu Benrath".

Di Luca il Rapparini mette, in evidenza la dipendenza dallo zio D. M. Canuti, al quale l'accomunava la facilità d'invenzione e di composizione, e ricorda tra le sue opere la decorazione di un appartamento nella maison de plaisance del principe a Benrath. Secondo il Crespi, Carlo, divenuto cieco, tornò a Bologna dove morì.
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