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Aquila Pietro

Nato, secondo alcuni a Marsala, secondo altri a Palermo, nella prima metà del sec. XVII. Si formò alla scuola del pittore e incisore palermitano Pietro del Po e operò, come il maestro, prima in patria poi a Napoli e a Roma, dove seguì la carriera ecclesiastica. I dipinti da lui lasciati a Palermo nella chiesa della Pietà (Parabola del Figliuol prodigo, Abramo e Melchisedec)e nella chiesa del chiostro di S. Maria delle Vergini (S. Benedetto),oltre ad alcuni affreschi'nella Cappella dei Rosario in S. Cita, gli valsero dal Baldinucci la qualifica di "rispettabile pittore", ligio alla tradizione raffaellesca. Ma l'A. si affermò specialmente quale incisore in rame, dedicandosi alla divulgazione di molte fra le più notevoli pitture di cui gli edifici sacri e profani di Roma si ornavano a quel tempo. Il suo linguaggio incisorio, fondato, come quello di P. del Po, sull'intelligenza della forma per mezzo di linee modellanti, ammorbidite dall'impiego di puntini ad impasto di origine campagnolesca e leoniana, gli giovò nell'interpretazione di autori diversamente a lui cari: Raffaello prima d'ogni altro, e poi Annibale Carracci, Pietro da Cortona, Giovanni Lanfranco, Lazzaro Baldi, Ciro Ferri, il Morandi, il Franceschini, ed infine Carlo Maratta, cui per altro si legò di strettissima amicizia. La sua fatica più importante è costituita dalla riproduzione delle pitture carraccesche in Palazzo Famese edite in due serie: Galeriae Farnesianae Icones Romae in Aedibus... Ducis Parmensis...(Bacco ed Arianna ed altri soggetti mitologici in 21 fogli); Imagines Farnesiani cubiculi...(Le fatiche d'Ercole in 13 fogli), eseguite per conto del maggiore degli editori-calcografi romani del tempo: Gian Giacomo De Rossi alla Pace, in gara di emulazione con Carlo Cesio, che aveva riprodotta la "Galleria" pochi anni prima, per i tipi di Franc. Collignon al Parione. Altra opera importante dell'A. fu la riproduzione, in collaborazione con Cesare Fantetti, della "Bibbia di Raffaello" in Vaticano (Imagines Veteris ac Novi Testamenti).Anche questa raccolta, comprendente fra l'altro un ritratto riccamente omato di Cristina di Svezia, cui essa è dedicata, e uno, condotto con estrema finezza, di Raffaello, con figura allegorica disegnata dal Maratta, fu edita da G. G. De Rossi, con l'intento di sostituire sul mercato quelle precedenti di Sisto Badalocchio e G. Lanfranco, di Orazio Borgianni e di Francesco Villamena. Essa reca, fra le poche stampe con data di P. A., l'anno 1674. Una serie di ritratti di imperatori romani è datata invece 1681. L'A. seguitò a dar prova delle sue qualità inventive con alcune incisioni disegnate di sua stessa mano, quali una Adorazione dei Magi,una Venere,la Fuga in Egitto in due versioni, una Sacra Famiglia,una Testa d'uomo firmata "Pietro Aquila Inventor et fecit".

Morì ad Alcamo nel 1692.

L'A. ebbe ad allievo un suo congiunto, Francesco Faraone Aquila, che ne seguì le orme, dedicandosi specialmente alla stampa antiquaria, al servizio di Domenico De Rossi, successore di G. Giacomo.


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